La farfalla andò dal bruco e disse:
“Un giorno avrai anche tu,
delle ali verdi,rosse,gialle e blu”
E il bruco le rispose:
“Mi accontento delle mie zampe rugose”
Il pavone ostentava le sue piume di cristallo e disse al corvo:
“Guarda quanto sono Bello”
E il corvo a bassa voce:
“Sarai bello ma io sono più veloce”.
[Rit:]
Ognuno ha qualcosa dentro di sè
e basta cercarla
veder di trovarla
capire dove è.
Ognuno ha qualcosa dentro di sè
e basta cercarla
veder di trovarla
capire dove è.
Il leone ostacolava il passaggio all’elefante e disse:
“Beh, non ti inchini? Sono il re…”
Il gigante disse al re:
“Io mi inchino però vivo più di te”.
La formica alla cicala:
“Canti sempre e poi che fai? Son sicura, questo inverno morirai”.
La cicala a replicare:
“Io a un concerto oggi ti vorrei invitare”
[RIt x2:]
Ognuno ha qualcosa dentro di sè
e basta cercarla
veder di trovarla
capire dove è.
Ognuno ha qualcosa dentro di sè
e basta cercarla
veder di trovarla
capire dove è.
Ognuno ha un talento,
ce l’hai anche tu,
anche se per ora le tue insicurezze,
sfamano e crescono le tristezze
di questa vita che non ti vuole
tanto domani c’è sempre il sole
pensa così.
Fai solamente quello che credi
non ascoltare se non ti fidi
nemmeno a me
che non sono di certo niente di diverso
rispetto anche a te.
Capita a tutti. Sentire una canzone alla radio, non capirne bene il testo, e cantarla inventandoci le parole. Capita a tutti. Certo è che capita un po’ meno a tutti andare a un provino per la versione bulgara di American Idol (una specie di X-Factor con talenti di vario genere) cantandola proprio come l’abbiamo “capita”.
Una canzone di Vinicio Capossela. Per rinnovare i miei auguri.
E’ arrivato il nostro dicembre
di luci e di attese
di comignoli e calze appese
in una stazione ovattata di neve
il tuo arrivo leggero
nel cuor della notte
attorno a un bidone di fosforo
e luce di fuoco fatato
E’ arrivato guaiendo
con una stola di cani randagi
ed una scatola di cerini
e lumini accesi
Sante Nicola ci ha portato
in dono le parole
per parlarci e scaldarci
il cuore
che poverta’ non sapersi parlare
e vedersi passare
vicini e muti
chiusi nel rancore
La pioggia si è fatta neve
e non ferisce ma bagna
e come manna morbida
ci consola..
Sante Nicola
ci ha portato parole incartate
e scritte e parlate
per dircele davvero
queste parole d’amore
Nel silenzio che ci aveva vinti
silenzio di anni
per quanto freddo e ghiaccio
ci fosse nel cuore..
Sante Nicola ci ha portato
in dono le parole
per spiegarci e scaldarci
come castagne e vino
tenerci vicino
La pioggia si è fatta neve
e non ferisce ma bagna
e ha portato parole
scritte e parlate
per quanto groppo e freddo ci fosse nel cuore..
Sante Nicola ci ha portato in dono
le parole per scaldarci e trovarci ancora
Soundsblog mi ha appena fatto sapere che è da poco uscito il nuovo singolo di Io, Carlo. Forse non a tutti questo nome dirà qualcosa ma vi assicuro che è un artista davvero particolare. Fatevi un giro sul suo MySpace se avete tempo. Comunque, ho ascoltato dunque questo nuovo singolo.. e devo dire che ho completato il tuffo nel passato cominciato qualche post fa! Ascoltatela anche voi, guardate il video… e ditemi se non vi sale un po’ di malinconia!
Ah..il titolo è Figlio dei Manga!
Ti ricordi di mindy e di mork
volava in un uovo e veniva da ork,
ma che fine hanno fatto i dark
il cubo di rubik e quei pazzi dei punk
ti ricordi di bo e luke
di rosko p. coltrane, dello zio jessy
non mi mentire dai,
lo so che guardavi candy candy
non vergognarti mai
di quello che sei e di quello che eri
pensa che tra i miei eroi
il numero uno era moroboshi
se fossi stato ataru
con Lamù sicuro ci stavo
se fossi stato jigen
sparavo la tv
invece sono qui seduto
davanti ad uno schermo piatto
e il mondo mi scorre accanto
e nemmeno lo guardo più
la storia lo so non si fa
ne con i se e ne con i ma
ma se potessi ritornerei
ai tempi di goldrake e di sampey
negli anni 80 sapessi che guai
tra i metallari e i paninari
guardati attorno oramai
milioni di cloni tutti uguali
non vergognarti mai
di quello che sei
di quello che eri
pensa che tra i miei eroi
il numero uno era moroboshi
se fossi stato Ataru
con Lamù di sicuro ci stavo
se fossi stato jigen
sparavo la tv
invece sono qui seduto
davanti ad uno schermo piatto
e il mondo mi scorre accanto
e nemmeno lo guardo più
Probabilmente a molti questa musica non dirà molto.
Personalmente invece è tra i pezzi di chitarra che preferisco… Perchè? Beh diciamo che mi fa venire in mente alcuni ricordi piacevoli.
Un grazie a Gimonda per aver creato quello che chiama “studio di visualizzazione di composizione per chitarra” sopra queste note.
Ps: credo che Dome potrebbe facilmente suonarci su qualcosa col basso e Pier con la batteria. Quanto a me… magari con la chitarra elettrica riesco a seguire l’accompagnamento
Imparata ai tempi dell’oratorio e ai tempi delle medie, non pensavo che questa canzone fosse per l’Irlanda paragonabile all’inno nazionale! Invece su Wikipedia oggi, curiosando ho letto che:
Molly Malone (o Cockles and Mussels, Vongole e molluschi) è l’inno ufficioso della città irlandese di Dublino. Affianca l’inno nazionale Ireland’s Call che saluta le gare della squadra nazionale di rugby della Repubblica d’Irlanda (l’Irish International Rugby Team) ed è l’inno ufficiale dei supporter delle società sportive di Dublino aderenti alla GAA, la Gaelic Athletic Association.
Che dire! Questa estate potrei rischiare di mettermi a cantare con gli altri (Dome e Pier la conoscono pure di sicuro!) se le mie condizioni psichiche non dovessero essere sopra le soglie consentite!
Ve la propongo cantata dai Dubliners, uno dei gruppi sinbolo della canzone tradizionale folk irlandese:
Cantatela con loro, vedrete che il motivetto vi accompagnerà per tutta la giornata!
In Dublin’s fair city,
where the girls are so pretty,
I first set my eyes on sweet Molly Malone,
As she wheeled her wheel-barrow,
Through streets broad and narrow,
Crying, “Cockles and mussels, alive alive oh!”
“Alive-a-live-oh,
Alive-a-live-oh”,
Crying “Cockles and mussels, alive alive oh”.
She was a fishmonger,
And sure ’twas no wonder,
For so were her father and mother before,
And they both wheeled their barrow,
Through streets broad and narrow,
Crying, “Cockles and mussels, alive, alive oh!”
(coro)
She died of a fever,
And no one could save her,
And that was the end of sweet Molly Malone.
Now her ghost wheels her barrow,
Through streets broad and narrow,
Crying, “Cockles and mussels, alive, alive oh!”
(coro)
Ecco di seguito la traduzione:
Nella bella città di Dublino,
dove le ragazze sono carine
vidi per la prima volta la dolce Molly Malone
che portava il suo carretto,
per strade strette e larghe
gridando “vongole e molluschi freschi!”
Lei era una pescivendola,
ma non c’è da stupirsi
perché lo erano stati anche suo padre e sua madre
e tutti e due avevano portato il carretto
per strade strette e larghe
gridando “vongole e molluschi freschi!”
Morì a causa della febbre,
e nessuno fu capace di salvarla
quella fu la fine della dolce Molly Malone
ma il suo fantasma spinge ancora il carretto
per strade strette e larghe
gridando “vongole e molluschi freschi!”
Ps: qualcuno si chiederà il perchè del titolo di questo post: “the tart with a cart” è il nome che gli abitanti della capitale irlandese danno alla statua di fine Novecento situata in quella città, per il suo abbigliamento molto “generoso”.
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