Dovunque sorga e tramonti il sole, nella confusione della città o sotto il cielo aperto della fattoria, la vita è quasi sempre la stessa…
Millenovecentoventisette. Questo è l’anno di uscita di questo film, vincitore di un Oscar come miglior film quando ancora questo premio si chiamava “miglior film e produzione artistica”. Prima di questa sera avevo provato a vedere un solo film che si avvicinava lontanamente come epoca di uscita (La corazzata Potëmkin – 1925) ma i risultati non erano stati altrettanto felici, essendo crollato dal sonno a metà.
Questa volta, complice la trama un po’ più “vivace”, ho apprezzato appieno questo film muto, che racconta una classica storia d’amore (lui – lei – l’altra), senza però banalizzarne gli aspetti, anzi risultando in certi momenti di grande effetto e emozione.
Felice di aver scoperto questa piccola perla (inserita tra i 100 film statunitensi più belli dall’American Film Institute) lo consiglio a chi, con molta pazienza e buona volontà, voglia riscoprire un piccolo pezzetto di grande cinema.

Questo film da me visto, ha vinto anche due oscar:
miglior attrice (Janet Gaynor) e fotografia (Karl Strauss e Robert Roscher). Gli incassi non furono graditi dai produttori.
Il film fu anche rifatto nel 1939 da Veit Harlan.
La cosa che più c’è lo fa ricordare fu l’uso della profondità di campo nella scena l’incontro dell’uomo con l’amante nella palude, che all’epoca fece impressione.
Da vedere.
“la corazzata potemkin è una cagata pazzesca!” – Ugo Fantozzi